Mi sentivo fragile e vuoto.
Non riuscivo a pensarci né a placare quel senso di assenza
che per la prima volta si faceva strada dentro di me.
Incastonati nella mia mente ci sono solo alcuni frammenti di ricordo, spezzoni di film che vanno e vengono come fasci di luce intermittenti nel buio. Rievocare le immagini provoca dolore: una fitta percorre la schiena e, dopo un lento percorso, arriva al cervello che, infine, implora pietà. Per quanto provi ad andare oltre, a far sì che queste immagini non siano altro che fastidiosi colori, la mia volontà si arrende sempre di fronte ad uno sguardo: lo sguardo che improvvisamente vomitò addosso a me un misto tra morte ed imbarazzo; lo sguardo che sembrò volesse parlare di un’anima strappata con dolore dal proprio corpo nell’incoscienza dei sensi. Alla fine, le poche parole che quegli occhi pronunciarono si tradussero in pazzia, una pazzia che l’avrebbe momentaneamente salvata dal mio giudizio. Nel tempo, quelle parole furono perdonate e paragonate dagli altri al nulla, all’aria che sfiora il nostro corpo senza lasciare alcuna percezione.
L’odio è un sentimento che trae forza dallo scorrere del tempo, che si alimenta dal concretizzarsi della nostra immaginazione. A prescindere dalla fondatezza di un ricordo, per autodifesa tendiamo a rafforzare le nostre credenze fino a convincere noi stessi che le cose sono andate proprio come ricordiamo. Basta poco. Basta una piccola spinta e noi facciamo il resto, come un sasso che viene spinto in una discesa infinita senza alcuna possibilità di fermarlo, senza alcuna possibilità di placare la sua folle corsa verso la distruzione fisica o immaginaria della nostra vittima.
Vorrei essere in grado di estirpare con le mie stesse mani il male che mi entrò dentro quel giorno: squarciare il petto, sezionare il cuore e rimuovere il nero che vi si è impiantato. C’è sempre una scelta, mi dissero qualche anno fa per rendermi consapevole della forza del libero arbitrio. C’è sempre la possibilità di decidere, mi ripeterono per ricordarmi che la nostra vita non è determinata dal Fato. Ciò che mi venne negato quel giorno, tuttavia, furono proprio queste promesse, mi fu negata l’opportunità di scegliere ed, in pochi e maledettissimi istanti, cambiò irrimediabilmente il corso della mia vita.
Ciò che mi tormenta ora è sapere se la tua fine potrà significare qualcosa, se dentro di me qualcosa potrà essere smosso. In realtà, ciò di cui ho veramente paura è che so già la risposta a questa domanda, so già che non proverò niente: parole vuote entreranno in un corpo di solo sangue e verranno rigettate intatte nel mondo. Sono quasi in grado di immaginare la scena: un giorno qualsiasi busseranno alla mia porta, entreranno in silenzio e, tristemente, pronunceranno le parole che avrò aspettato da una vita. Riesco anche ad immaginare le lacrime delle persone a te vicine ed io impassibile a guardare la tua carne bruciare. Ho il terrore che non riuscirò a piangere sulle tue macerie, su quella polvere ardente che la terra custodirà dentro di sé. Ho l’orrore che non riuscirò ad abbracciare nessuno, ricordando il tuo nome e consolando l’umanità della tua scomparsa.
Mi chiesero una volta se nella fine di una vita può trovare pace un ricordo, se nell’augurare il male ad una persona e nel vederlo poi finalmente realizzato riusciamo a mettere un punto al nostro odio. Risposi che non lo sapevo, che conoscevo chi odiava per non ammettere le proprie responsabilità e chi odiava perché non gli era stata offerta altra scelta. In realtà, però, mi accorsi, proprio mentre pronunciavo quelle stesse parole, che a volte non è importante perché qualcosa ha inizio. Spesso ciò che davvero conta è che quel qualcosa è iniziato, è in moto e difficilmente può essere fermato. Il male, la morte, il dolore sono soltanto palliativi ad un sentimento che oramai fa parte della nostra stessa carne, delle nostre stesse fibre, del nostro stesso sangue. Ciò che pensavamo fosse esterno al nostro mondo, fosse scisso dal nostro corpo e controllabile dalla nostra mente, lentamente si è fatto strada dentro di noi, conquistandoci e rendendoci ciò che oggi siamo.
